di Giorgio Ghiringhelli


IL MOVIMENTO POLITICO CHE NON MOLLA MAI L'OSSO

Losone, 2.11.2011

 

Aggregazione Circolo delle isole : che c’entra la Grecia ?

 

Qualche giorno fa ero stato invitato a una seduta informativa del Consiglio comunale di Ronco s/Ascona per spiegare il punto di vista dei promotori dell’aggregazione del Circolo delle isole. In quell’occasione feci un riferimento al possibile fallimento della Grecia, e un consigliere comunale che probabilmente negli ultimi dodici mesi aveva vissuto sulla luna o non aveva letto i giornali né guardato la TV mi interruppe in modo piuttosto villano gridando  “ma cosa c’entra la Grecia con l’aggregazione del Circolo delle isole ?”.  Cercherò di spiegarlo a lui e a tanti altri da queste colonne.

 

Al più tardi entro la fine di marzo, hanno detto di recente gli esperti dell’UBS confermando quanto da tempo scriveva già  l’esperto di economia Alfonso Tuor, la Grecia fallirà ufficialmente. E allora nessuno è in grado di prevedere cosa accadrà, ma certo nulla di buono.  Nello scenario peggiore altri Stati europei con un debito pubblico elevato (fra cui la vicina Italia) potrebbero seguire a ruota la Grecia, e con essi anche diverse banche fortemente esposte verso questi Paesi. L’euro sprofonderebbe e forse anche l’Unione europea si sgretolerebbe, provocando un effetto domino a livello mondiale di dimensioni mai viste. Aumenterebbero in modo drammatico la disoccupazione, le tensioni sociali, la povertà, la criminalità, e ciò accrescerebbe il rischio di rivoluzioni, guerre civili e guerre.

 

Solo un ingenuo potrebbe illudersi che la Svizzera e la nostra regione non subiranno i contraccolpi di questa crisi. Tanto per cominciare il franco tornerebbe a salire per rapporto all’euro e al dollaro, e la Banca nazionale svizzera si dissanguerebbe per cercare di mantenere il cambio sui livelli attuali (e il Canton Ticino non incasserebbe più per un pezzo il dividendo annuale di 75 milioni , per cui si rifarebbe sui Comuni e sui contribuenti). Le banche particolarmente esposte con l’Italia si troverebbero in difficoltà e sarebbero costrette a  procedere a ulteriori licenziamenti. Pure le industrie di esportazione avrebbero grossi problemi  : una parte di loro dovrà cessare l’attività mentre un’altra parte traslocherà in Paesi asiatici o dell’est per diminuire i costi del personale, privando il Ticino di migliaia di posti di lavoro. I pernottamenti turistici crollerebbero (già nell’agosto scorso quando il franco valeva quasi come un euro vi è stato un significativo e premonitore calo del 12,9% dei pernottamenti nel nostro Cantone) e diversi alberghi e ristoranti potrebbero essere costretti a chiudere i battenti. Anche il commercio entrerebbe in crisi perché la gente avrebbe meno soldi da spendere e perché andrebbe massicciamente a fare acquisti in Italia, mentre calerebbe drasticamente la clientela italiana. A fronte della conseguente diminuzione degli introiti fiscali e dell’aumento delle spese per la socialità i Comuni dovrebbero aumentare le imposte, ridurre i servizi e congelare gli investimenti per le varie opere.

 

Già, ma che c’entra l’aggregazione ? Non bisogna essere esperti di economia per capire che se lo scenario sopra descritto dovesse avverarsi ( e se del caso lo sapremo già entro pochi mesi), solo l’unione dei Comuni del Circolo delle isole permetterà di limitare i danni , rendendo la Grande Ascona meno dipendente da singoli settori economici e consentendole di risparmiare una barca di soldi  evitando costosi doppioni nei servizi, nelle infrastrutture e negli investimenti. In caso di bocciatura di questo progetto di aggregazione, per molti abitanti (specie giovani in cerca di lavoro) , commercianti, esercenti, albergatori , artigiani e industriali del nostro comprensorio la prossima occasione potrebbe arrivare troppo tardi. Non dite che non ve l’avevo detto...!

 

                    Giorgio Ghiringhelli, promotore della petizione per l’aggregazione