di Giorgio Ghiringhelli


IL MOVIMENTO POLITICO CHE NON MOLLA MAI L'OSSO


                                                                   Losone, 10 aprile 2013

 

Civica e raccoglitori di firme a pagamento

 

Nell’edizione del 10 aprile , il consigliere di Stato Manuele Bertoli ha lanciato una frecciatina ai promotori dell’iniziativa popolare che chiede di introdurre nelle Scuole Medie, Medie Superiori e Professionali una specifica materia sulla Civica. Riferendosi ad alcuni annunci apparsi sui giornali e tramite i quali si cercavano persone disposte a raccogliere firme dietro remunerazione, egli ha commentato “ questo non mi pare proprio uno dei migliori esempi di Civica”.

 

Nella mia veste di copromotore di questa iniziativa, non posso dargli torto. Ma devo anche aggiungere che purtroppo non vi erano alternative, a meno di rinunciare al lancio dell’iniziativa.  Difatti tramite una prima serie di annunci avevamo cercato persone disposte a raccogliere firme senza remunerazione, ma se n’era fatta avanti solo una. Un po’ poco per trovare  in due mesi le 7'000 firme necessarie ! Semmai  questo episodio dimostra ulteriormente la necessità di migliorare l’educazione civica dei futuri cittadini, in modo da trovare più facilmente delle persone motivate a collaborare gratuitamente . Quindi la critica mossa da Bertoli ai promotori di questa iniziativa andrebbe semmai rivolta alla Scuola, che – come evidenziato anche da un recente studio della SUPSI  - non ha certo brillato nel trasmettere certi valori civici ai giovani.

 

Negli ultimi quindici anni ho lanciato una dozzina di iniziative popolari  e alcune petizioni a livello cantonale e comunale, dedicando un migliaio di ore alla raccolta di firme alle bancarelle. Ciò mi ha dato modo di constatare di persona una diffusa ignoranza , specie fra le giovani generazioni, sul funzionamento e sui vantaggi della democrazia diretta. E anche molta indifferenza o addirittura dell’avversione verso i diritti popolari, considerati da taluni come uno spreco di denaro o un’ingerenza nell’attività dei rappresentanti del popolo eletti nei vari consessi. 

 

 I risultati di questa preoccupante tendenza si son visti nel marzo del 2007, quando il 50,9 % dei cittadini ticinesi hanno bocciato l’iniziativa denominata “Più potere al popolo con diritti popolari agevolati” che mirava a diminuire il numero delle firme necessarie per la riuscita di iniziative e referendum a livello cantonale e ad aumentare il tempo a disposizione per la loro raccolta. Avevo lanciato quell’iniziativa perché da un confronto fatto a livello nazionale era emerso che il Ticino era il Cantone che poneva le condizioni più difficili in questo ambito, e perché l’introduzione a partire dal 2004 del voto per corrispondenza per le votazioni  aveva in pratica tolto la possibilità di raccogliere un buon numero di firme davanti ai locali di voto, rendendo ancor più arduo il compito dei promotori di iniziative.

 

Dopo la risicata bocciatura di quell’iniziativa, che era stata avversata dal PLR e dal PPD, avevo avvertito che in futuro l’esercizio dei diritti popolari sarebbe stato possibile quasi esclusivamente solo per i sindacati (che dispongono di personale stipendiato), per le associazioni cantonali che dispongono di importanti risorse umane e finanziarie e per quei partiti che possono far capo al finanziamento pubblico e a una buona struttura organizzativa sul territorio. E difatti così è stato. Alle condizioni attuali è sempre più raro trovare dei cittadini al di fuori di queste organizzazioni   disposti a investire tempo, energie e soprattutto denaro per lanciarsi in operazioni del genere. E questi volonterosi cittadini andrebbero semmai ringraziati per il loro impegno civico disinteressato anziché criticati perché devono far capo a raccoglitori di firme remunerati pagandoli di tasca propria.

 

Da ultimo rilevo che la situazione è destinata a peggiorare ulteriormente se nella sessione del 15 aprile il Gran Consiglio approverà la proposta del deputato Angelo Paparelli di introdurre il voto per corrispondenza anche in occasione delle elezioni comunali e cantonali. Senza una contemporanea  modifica costituzionale atta a diminuire il numero delle firme e aumentare i tempi di raccolta, questo passo rappresenterebbe un colpo letale per l’esercizio dei diritti popolari in Ticino.

 

                           Giorgio Ghiringhelli, copromotore dell’iniziativa sulla Civica nelle scuole