di Giorgio Ghiringhelli


IL MOVIMENTO POLITICO CHE NON MOLLA MAI L'OSSO

 

 

 

LETTERA DEL MUNICIPIO A FAVORE DELLA PETIZIONE CONTRO IL CENTRO ASILANTI (settembre 2012)


                                                                                                                         

 

 

Losone, 29 dicembre 2014

 

CENTRO ASILANTI : LE INCOERENZE DEL MUNICIPIO DI LOSONE

 

DOPO AVER CONTRIBUITO AD ALIMENTARE FOBIE POPOLARI, ORA STIGMATIZZA I “CRITICI”

 

 

Nell’agosto del 2012, quando girava voce che il Consiglio federale stava per prendere la decisione di insediare un centro per richiedenti l’asilo (RA) nell’ex-caserma di Losone, il gran consigliere Eros Mellini (UDC) lanciò una petizione con la quale si chiedeva al Consiglio federale di rinunciare a questo progetto che avrebbe aggravato “la già sempre meno rosea situazione del turismo ticinese in generale e del Locarnese in particolare (…) dove il fondo sul quale è sita l’ex caserma, dopo un lungo periodo di uso a scopo militare, può ora essere destinata ad un uso innovativo e ricco di contenuti atto a valorizzare l’intera regione e ad arricchire l’offerta turistica e culturale del Ticino”.

 

L’appoggio del Municipio a una petizione che alimentava fobie popolari

 

La petizione non si limitava a sottolineare l’importanza per lo sviluppo del turismo della caserma e del vasto terreno annesso, ma , per dirla nel linguaggio dei cosiddetti “buonisti”,  alimentava fobie popolari avverso gli asilanti. Nel testo si ricordava infatti che “l’insostenibile situazione di Chiasso insegna come ospitare un centro per richiedenti l’asilo sia fonte di gravi problemi con la popolazione residente, a causa del biasimevole comportamento di parte dei suoi occupanti, alieni a qualsiasi disciplina e regola della civile convivenza”. E si aggiungeva : “se Chiasso è alla disperazione, immaginiamoci le conseguenze di un centro per richiedenti l’asilo in quel di Losone sui Comuni a chiara vocazione turistica del Locarnese; al settore turistico, già colpito dalla crisi economica, si assesterebbe un colpo a dir poco letale”.

 

In poche settimane la petizione ottenne uno strepitoso successo e venne sottoscritta da oltre 6'000 abitanti della regione e da una decina di Municipi. Fra questi, ma guarda un po’, vi era anche il Municipio di Losone, il quale assolutamente non voleva saperne di ospitare un centro per richiedenti  l’asilo  sul proprio territorio.   Tanta era la sua avversione al progetto che il  Municipio – con un sindaco PPD e un vicesindaco PLR -  fece una cosa inconsueta per non dire unica negli annali della storia politica ticinese  : usò denaro pubblico per sostenere una petizione lanciata da un noto esponente dell’ UDC , stampando e distribuendo a tutti i fuochi del Comune (circa 3'200) il volantino per la raccolta delle firme accompagnato da una lettera - che pubblichiamo integralmente a parte per chi avesse la memoria corta - nella quale si esortavano gli abitanti  a sottoscrivere la petizione, “perché più saranno le voci contrarie, maggiori saranno le possibilità che la Confederazione rinunci a procedere nella direzione temuta”. Il Municipio rincarò la dose osservando nella sua lettera  che “nel caso si dovesse optare per la ex-caserma di Losone ci si troverebbe in una situazione estremamente controproducente per tutto il Locarnese, non solo perché la soluzione non è compatibile con la vocazione turistica della regione, ma anche e soprattutto perché la stessa precluderebbe la possibilità di utilizzo di tutto il vasto comparto in modo innovativo e ricco di contenuti (…)”. 

 

Il dietro front del Municipio e la sua incredibile faccia tosta

 

Poi sappiamo tutti come è andata a finire. Nell’estate del 2013 il Consiglio federale, facendosene un baffo della petizione, decise ugualmente di insediare provvisoriamente all’ex-caserma, per tre anni, un centro per richiedenti l’asilo (che venne aperto il 20 ottobre 2014) . Il Municipio di Losone, dopo una debole resistenza iniziale che aveva in realtà l’opportunistico scopo di ottenere maggiori contropartite (come ben documentato nel ricorso che il 16 settembre 2014 ho presentato al Consiglio di Stato e che è integralmente pubblicato su questo sito), si inchinò ossequiosamente alla volontà della Confederazione. Di fronte alla popolazione esso spiegò questa sua ritirata dicendo che la decisione era di esclusiva competenza della Confederazione, e lasciando da solo sul campo di battaglia il sottoscritto,  che da oltre un anno si sta battendo come un leone – al posto delle autorità comunali – dapprima con lo scopo di evitare l’apertura del centro e ora per  chiarire  la questione delle competenze procedurali.

 

A giustificazione del suo voltafaccia , e a mo’ di zuccherino per aiutare i losonesi a ingoiare l’amara pillola, il Municipio sventolò l’accordo  per l’acquisto a un prezzo “ di assoluto favore” (4,6 milioni di franchi)  di tutto il comparto dell’ex-caserma, e si vantò di aver ottenuto che nei lavori di sistemazione dell’edificio     (costati circa 2 milioni di franchi)  e nelle assunzioni per l’esercizio del nuovo Centro  “fosse prestata particolare attenzione alle ditte e alle persone di Losone e della regione”.  Per la serie : “pecunia non olet”…

 

Beh, posso anche capire che un Municipio politicamente debole e attirato dalla prospettiva di fare qualche buon affare, sia pronto a rinnegare se stesso, facendo passare per una vittoria ciò che prima aveva tentato di combattere appoggiando con ogni mezzo una petizione popolare contro un progetto “temuto” e ritenuto “controproducente” e “non compatibile” con la vocazione turistica della regione. Un’incoerenza che solitamente i regnanti giustificano con la “ragion di Stato”. 

Ma da un Municipio che aveva appoggiato una petizione il cui testo alimentava fobie popolari contro i richiedenti l’asilo , facendo leva sui gravi problemi registrati a Chiasso a causa del biasimevole comportamento di una parte degli ospiti del centro asilanti, non posso accettare che ora con un’incredibile faccia tosta si voglia far credere che a Losone i richiedenti l’asilo alloggiati nell’ex-caserma non solo non creano problemi ma sono benvoluti dalla popolazione, e che chi esprime delle critiche racconta balle.

 

Dopo aver alimentato fobie popolari contro gli asilanti il Municipio critica i “critici”

 

E’ questa la netta impressione che ho avuto leggendo la risposta che il 12 dicembre scorso il Municipio ha dato all’interpellanza presentata lo scorso 25 novembre dal consigliere comunale del PLR, Tiziano Cavalli, che fra l’altro è anche presidente del Gruppo genitori degli allievi delle scuole comunali e che in tale veste, raccogliendo le segnalazioni di diversi genitori, si era fatto portavoce delle loro preoccupazioni. Entrambi i documenti sono pubblicati sul sito del Guastafeste, per cui ciascuno è libero di farsi una propria opinione. Ma per chi non avesse voglia di leggerli ricordo qualche passaggio della presa di posizione del Municipio, che non si è limitato a rispondere alle domande dell’interpellante ma ha colto l’occasione per fare la morale a tutti i “critici”.

 

Ad esempio laddove si legge l’auspicio che le delucidazioni contenute in tale risposta contribuiscano a “trasmettere nozioni, dati e conoscenze ufficiali e oggettive sulla tematica, troppo spesso oggetto invece di SUPPOSIZIONI, ILLAZIONI E PRETESTUOSE POLEMICHE”; o laddove si sottolinea l’importanza di essere “correttamente informati sulle basi legali, sulle procedure e sui fatti , PENA IL RISCHIO DI PROPAGANDARE MEZZE VERITA’ E, QUEL CHE E’ PEGGIO, ALIMENTARE FOBIE POPOLARI”.  E qui il Municipio  ha raggiunto il culmine dell’ipocrisia affermando che le autorità di ogni grado, anche a livello comunale, devono fare una corretta informazione (sottintendendo che occorre evitare di alimentare quelle fobie popolari così ben evocate nella petizione Mellini sostenuta due anni fa dallo stesso Municipio…).

 

Il Municipio rimprovera l’opinione pubblica e la stampa non ministeriale

 

Una “bacchettata” rivolta indirettamente anche all’interpellante Tiziano Cavalli, che evidentemente, a mente del Municipio, con le sue domande ha contribuito ad alimentare le fobie popolari. Sempre nella sua risposta il Municipio ha tenuto a rilevare che la tematica della migrazione e degli stranieri è oggetto di particolari attenzioni non solo da parte delle Autorità , “ma anche – e spesso purtroppo in MANIERA SUPERFICIALE, APPROSSIMATIVA E FUORVIANTE – da parte dell’opinione pubblica e anche di alcuni media (in particolare elettronici, ma non solo)”.  E qui il Municipio ha tenuto a rallegrarsi per il fatto che  altri media hanno assicurato una “copertura seria, oggettiva e ponderata , in particolare i tre quotidiani ticinesi”.

 

Se ci fosse ancora Giuliano Bignasca , ideatore di un giornale il cui successo era ed è dovuto al fatto che raccontava quelle sgradite verità che una stampa a suo dire “codina, ministeriale e serva del potere” tendeva a nascondere , egli direbbe che questa “leccata” del Municipio ai tre quotidiani starebbe a dimostrare che su questo tema specifico essi fanno un’informazione tutt’altro che seria e oggettiva. Per quel che mi riguarda non potrei che condividere questa critica visto che, come i visitatori del sito del Guastafeste ben sanno,  ho in più occasioni denunciato la disinformazione fatta da questi tre quotidiani ( o meglio dai giornalisti che operano nelle redazioni locarnesi di questi giornali, due dei quali abitano a Losone e non sono dunque proprio al di sopra delle parti, essendo anche vicini agli ambienti che promuovono iniziative di sostegno e solidarietà verso i richiedenti l’asilo).

 

E’ un dato di fatto che nelle pagine di cronaca regionale questi giornali danno tanto spazio e riservano titoli cubitali alle iniziative del Gruppo di sostegno promosso dalla Parrocchia, censurando le voci critiche  e minimizzando o addirittura ignorando fatti di cronaca che se pubblicati potrebbero alimentare quelle fobie popolari che  crescono ugualmente  anche a causa di una cattiva  informazione e di giornalisti che – come gli struzzi -  fanno finta di non vedere i problemi.  Perché la gente di Losone non è stupida e, grazie anche a ciò che vede e che sente in loco ,   sa benissimo che la realtà dei fatti non è quella edulcorata che certi giornalisti, con la benedizione del Municipio,  vorrebbero far credere ai lettori dei loro giornali.

 

L’acquisto dell’ex-caserma da parte del Comune non è ancora sicuro

 

Per concludere vorrei commentare brevemente una notizia riportata in modo acritico dai tre quotidiani in questione nell’edizione dello scorso 18 dicembre. Stando alle loro cronache, nel corso dell’ultima seduta del Consiglio comunale il vicesindaco Alberto Colombi (PLR) , in risposta a un’interpellanza di Simone Romerio (Lista della Sinistra) , avrebbe reso noto che il Municipio ha previsto di inserire nel contratto d’acquisto dell’ex-caserma una clausola che invaliderebbe la compravendita nel caso in cui eventuali prese di posizione di Bellinzona impedissero l’edificabilità parziale o totale dell’area . Vari sono infatti i progetti che riguardano quell’area, e nessuno di essi potrebbe essere realizzato se a livello cantonale venissero posti dei limiti all’estensione delle zone edificate e edificabili. Quindi non è ancora certo che ,una volta trascorsi tre anni dall’apertura del centro asilanti, il Comune sarà ancora interessato ad acquistare il comparto dell’ex-caserma.

 

Ma come ?  Prima ci indorano la pillola assicurandoci che il “sacrificio” della presenza temporanea di  un centro asilanti s arà controbilanciato dall’acquisto del comparto a prezzo di assoluto  favore ( e con una clausola contrattuale che impedirebbe alla Confederazione di prolungare la durata del Centro anche se il termine massimo di tre anni stabilito dalla Legge sull’asilo venisse nel frattempo ritoccato verso l’alto da una modifica legislativa). E adesso salta fuori che l’affare potrebbe sfumare…

 

Il centro asilanti da provvisorio diverrà permanente ?

 

La mia impressione è che si voglia mettere le mani in avanti e cercare un capro espiatorio per giustificare una qualche fregatura a danno dei losonesi. A questo punto, correndo il rischio di alimentare nuove fobie popolari,  azzardo due ipotesi.

 

La prima è che l’affare sfumi, che la Confederazione rimanga proprietaria dell’ex-caserma e che fra tre anni, con un piccolo ritocco alla legge federale  giustificato da qualche situazione di eccezionale afflusso di richiedenti l’asilo, il centro di Losone non solo continuerà a tempo indeterminato la sua attività ma potrà pure essere ampliato, visto che due piani della caserma non sono ancora stati ristrutturati e che l’edificio potrebbe contenere almeno il doppio di persone.

 

La seconda è che fra tre anni, una volta divenuto proprietario della struttura, il Comune non disponga dei soldi o dei permessi per realizzare uno dei tanti progetti ventilati, e dunque nell’attesa di trovare una soluzione duratura preferisca ricavare qualche soldino affittando l’edificio alla Confederazione ( che potrà così continuare a gestire il centro asilanti) piuttosto che tenerlo infruttuosamente vuoto per anni .

 

Ecco forse perché si cerca di “soffocare” le voci critiche contro il centro asilanti e si nascondono o minimizzano  i fatti che potrebbero creare allarmismo fra la popolazione. Perché se fra tre anni venisse stipulato un contratto d’affitto  fra Comune e Confederazione per il prolungamento dell’attività del centro divenuto di proprietà comunale  , qualcuno potrebbe opporvisi lanciando un referendum che avrebbe sicuramente successo se l’esasperazione della popolazione dopo tre anni di esperienze negative fosse alle stelle…

 

                                                               Giorgio Ghiringhelli

 

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Proprio mentre finivo di scrivere il mio lungo testo ho ricevuto dal losonese Flavio Laffranchi (una delle voci critiche verso il centro asilanti), copia di una sua letterina inviata alla stampa e che cade proprio a fagiolo essendo in argomento con quanto da me scritto. Per questo motivo la pubblico  sotto il mio articolo, con il titolo originale scelto dall’autore.

 

 

I buoni e i cattivi in quel di Losone …

 

Questa mattina ho ricevuto un SOS da una coppia di amici emigrati in Malaysia i quali a causa delle gravi inondazioni in corso, stanno disperatamente cercando mezzi per rifornire con lo stretto

necessario la gente fuggita sui tetti delle case di un villaggio di 500 abitanti, situato nel nord-est del paese. Attualmente stanno facendo possibile l’impossibile anche con i soldi di un sincero umanista come lo é il sottoscritto. Spero caldamente che qualcuno dei bravi e «buoni» ne prenda nota!

Dopo il precitato l’essenziale: il Municipio di Losone, quello che probabilmente crede ancora in Gesù bambino ma che lava perbene la testa ad un eletto Consigliere comunale, ha pubblicato in fretta e furia la quarta edizione di Loson-è, il «trimestrale» bollettino ufficiale del Comune. (…)  Delle 9 pagine con testo, ben quattro e mezze (4.5) sono dedicate al Centro  per richiedenti l’asilo San Giorgio,  con tanto di osanna e notizie positive. Pubblicati vengono pure i comunicati dell’Ufficio federale della migrazione e dell’ ORS Service AG, che, facendosi addirittura la pagella da soli, gioiscono sull’ottimo funzionamento del centro. Spiccante è che dopo appena 2 mesi di esercizio, l’unica possibilità per contattare i responsabili del Centro sia rimasta solo quella del telefono, probabilmente gestito da qualcuno con le spalle molto larghe.

 

Quasi parallelamente, cioé il giorno dopo, un quotidiano «buono» (GdP) comunica in un positivo

articolo che «attualmente gli ospiti sono 126 :  11 uomini, 11 donne e una famiglia di 4 persone»,

dimostrando chiaramente come la precipitosa fretta buonista e l’aritmetica siano dei pessimi

compagni. (http://www.gdp.ch/notizie/locarno-e-valli/vogliono-lavorare-ma-non-possono-id53969.html)

 

Da fonti integre e affidabili si apprende purtroppo quasi sempre il contrario di ciò che Autorità e

Stampa (buona) vogliono far credere agli incorreggibili realisti di Losone. Come di solito la verità è da cercare nella via di mezzo,  e allora perché questi ostentati tentativi di Autorità e Stampa nel

comunicare il brutto per bello e viceversa? Forse perché, come cantava nel 1966 la mia coetanea

Caterina Caselli, “la verità mi fa male, lo so”  ...?

 

                                                                                                                Flavio Laffranchi, Losone