di Giorgio Ghiringhelli


IL MOVIMENTO POLITICO CHE NON MOLLA MAI L'OSSO

                                                 Losone, 2 settembre 2013

 

Burqa : l’informazione scorretta dello Stato

 

Qui sotto potrete leggere il ricorso presentato al Consiglio di Stato in merito all’opuscolo informativo accluso al materiale di voto in vista della votazione sull’iniziativa “antiburqa” del 22 settembre . Questo opuscolo contiene infatti una grave scorrettezza dell’informazione che penalizza soprattutto i sostenitori dell’iniziativa costituzionale ma a ben guardare anche il Gran Consiglio.

 

Difatti , nell’opuscolo non ci si è limitati a riportare l’indicazione di voto  con le relative argomentazioni  del Comitato promotore (2 Sì e preferenza al testo dell’iniziativa) e del Gran Consiglio (Si al controprogetto e NO all’iniziativa) ma, del tutto abusivamente e fantasiosamente ,  è stata inserita anche una pagina che pubblicizza il doppio NO e le relative argomentazioni.

 

A prima vista qualcuno potrebbe ritenere che ciò sia giustificato dall’intento di dare ai cittadini l’informazione più completa possibile. Ma tale giustificazione in questo preciso caso non regge per almeno due motivi :

 

1) In base all’art. 42c  del Regolamento di applicazione della Legge sull’esercizio dei diritti politici, la pagina informativa sul doppio NO non avrebbe dovuto esserci del tutto in questa specifica circostanza .  Difatti questo articolo prevede che l’opuscolo informativo riporti solo le argomentazioni e raccomandazioni di voto del Gran Consiglio e quelle degli iniziativisti.  Altre prese di posizione possono essere riportate solo in due casi :

 

a)      Nel caso di una revisione costituzionale che non è stata proposta da un’iniziativa popolare ma direttamente dal Gran Consiglio ( in simile circostanza , che però non rispecchia il caso nostro, possono essere riportate le argomentazioni contrarie emerse durante il dibattito parlamentare o quelle presentate da comitati di cittadini) 

b)      Nel caso di un controprogetto opposto a un’iniziativa popolare , come nel caso in questione, può essere riportata   “ se del caso” l’opinione del comitato che avversa entrambi gli oggetti ( cioè il doppio NO), sempre però che questo comitato esista...

 

Il problema è che per l’appunto a noi non risulta l’esistenza di un comitato contrario sia all’iniziativa e sia al controprogetto . E se anche esistesse ciò  avrebbe dovuto apparire in modo manifesto nell’apposita pagina dell’opuscolo informativo dedicata al doppio NO : perché al fine di un’informazione trasparente e corretta e per “tutelare l’espressione fedele del voto”  (art. 34 cpv della Costituzione federale) il popolo ha diritto di sapere chi c’è dietro alle argomentazioni del doppio NO riportate sull’opuscolo informativo ufficiale.

 

Preciso che sarebbe comunque tardivo se un comitato contrario a entrambi i progetti venisse creato adesso per ovviare alla grave scorrettezza denunciata. Difatti nell’opuscolo informativo possono figurare, oltre a quelle del Gran Consiglio,  solo le argomentazioni e le raccomandazioni di voto dei comitati promotori e degli oppositori che vengono consegnate entro un preciso termine  (di norma 3 giorni) assegnato dalla Cancelleria dello Stato  dopo le deliberazioni del Gran Consiglio .

 

2) Anche ammettendo che qualche solerte funzionario sia stato mosso dal desiderio di fornire ai cittadini un’informazione più ampia di quella autorizzata dal Regolamento ( e qualcuno dovrà spiegare chi e perché si è preso tale libertà ) ,  allora qualcuno dovrebbe spiegare perché non si è inserita nell’opuscolo pure una pagina informativa che pubblicizzasse anche la quarta possibilità di voto : e cioè il NO al controprogetto ed il SI all’iniziativa.

 

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L’ inosservanza a sfavore dell’iniziativa ( e del controprogetto)  di una chiara norma del Regolamento e la concomitante incompletezza dell’informazione che, guarda caso, penalizza solo l’iniziativa, rafforza l’impressione mia e del comitato che non ci si trovi davanti ad errori fatti in buona fede.  Tanto più che al Tribunale federale di Losanna è pendente un nostro ricorso  contro la “furbata” giuridicamente dubbia di contrapporre alla nostra iniziativa costituzionale un controprogetto di tipo legislativo che sostanzialmente chiede la stessa cosa, e che avrà come effetto pratico quello di spaccare in due il fronte dei cittadini favorevoli al divieto di nascondere il volto in pubblico, con il rischio che questa spaccatura finisca con il favorire proprio quel fronte del doppio NO che ora ha ricevuto un nuovo insperato appoggio. A pensare male si fa peccato, ma tre indizi non fan forse una prova ?

 

Ci sarebbero tutti gli estremi per chiedere di ristampare e rispedire l’opuscolo debitamente corretto, spostando eventualmente la data della votazione, ma, onde evitare agli incolpevoli  cittadini-contribuenti delle spese in un momento già delicato per le finanze cantonali, il ricorso si limita a chiedere che il CdS emetta (ovviamente in tempi brevissimi) un comunicato stampa in cui si ammette innanzi tutto che  l’ opuscolo informativo viola l’art. 42 C del Regolamento di applicazione delle legge sull’esercizio dei diritti politici e  poi che le argomentazioni del doppio NO riportate nell’opuscolo ufficiale sono il frutto dell’invenzione dei servizi dell’Amministrazione e che non risulta alcun comitato politico a sostenere il doppio NO.

 

 

                                                                                  Giorgio Ghiringhelli

 

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Ricorso

contro gli atti di procedura preparatoria

con richiesta immediata di replica (art. 29 Cost.) ad ogni presa di posizione scritta o orale dei Servizi dell’Amministrazione (Divisione giustizia, Cancelleria dello Stato, ecc.)

 

 

presentato da Giorgio Ghiringhelli, Via Ubrio 62, 6616 Losone, ricorrente

 

nel quadro della votazione popolare del 22 settembre 2013 concernente l’iniziativa popolare “Vietare la dissimulazione del viso nei luoghi pubblici e aperti al pubblico” e controprogetto, segnatamente contro l’opuscolo informativo accluso al materiale di voto;

 

 

Motivazioni in fatto ed in diritto

 

 

1.

Venerdì 30 agosto 2013 è stato consegnato agli elettori del Comune di Losone per volta di corriere il materiale di voto per la votazione del 22 settembre 2013. Nella busta è incluso anche l’opuscolo informativo, qui contestato. Presentato nel termine di tre giorni (considerata la domenica), da un cittadino attivo del cantone (art. 89 cpv. 3 e 111 LTF), peraltro promotore dell’iniziativa popolare (art. 89 cpv. 1 e 111 LTF) con un interesse legittimo, il ricorso è ricevibile e va esaminato nel merito. Data la natura celere del ricorso è sufficiente per prassi che vi sia una conclusione e una presentazione dei fatti. Il ricorrente accluderà comunque una motivazione giuridica succinta.

 

 

2.

In entrata, al fine di evitare ogni polemica inutile al riguardo, si chiede immediatamente la possibilità di presentare osservazioni a ogni presa di posizione scritta o orale dei Servizi dell’Amministrazione o di terze persone. Infatti l’art. 29 Cost. garantisce anche nelle procedure non rientranti nel campo di applicazione dell’art. 6 CEDU il diritto di replica (al riguardo vedi DTF 137 I 195 consid. 2.3.1; 138 II 13 consid. 2 inedito). A maggior ragione tale facoltà è imprescindibile dal momento che è necessario capire CHI (nome e cognome) abbia redatto l’opuscolo informativo e COME (sulla base degli ordini di quale funzionario dirigente) l’abbia allestito, ma soprattutto in base a QUALI informazioni. In genere simili prese di posizioni orali o scritte includono elementi nuovi per cui il diritto di presentare osservazioni, anche nel breve termine di 3 giorni, si fa imprescindibile.

3.

 

3.1 Nel diritto cantonale l’opuscolo informativo accluso al materiale di voto è retto dagli art. 42a e segg. RALEDP. Ci si può chiedere se questa sia una base legale sufficiente. Probabilmente no, visto solo il molto vago rinvio alla LEDP. Se il Consiglio di Stato vorrà respingere il ricorso, dovrà però valutare d’ufficio quest’aspetto (art. 18 LPAmm). Visto l’esito la questione può rimanere aperta.

 

 

3.2 Come si è detto,  in occasione delle votazioni popolari cantonali e comunali, ai cittadini è inviato un opuscolo informativo, che viene distribuito con il materiale di voto (art. 42a RALEDP). L’informazione deve essere succinta, accurata, attraente e comprensibile (art. 42b cpv. 1 RALEDP). Nel limite del possibile bisognerà tener conto delle diverse opinioni (cpv. 2). Per le votazioni cantonali, l’opuscolo informativo contiene (art. 42c cpv. 1 RALEDP):

a)     una breve presentazione dell’oggetto sottoposto a votazione;

b)    le argomentazioni alla base della revisione costituzionale, della legge, del decreto legislativo o del controprogetto usciti dalle deliberazioni del Gran Consiglio;

c)     le raccomandazioni di voto del Gran Consiglio, con le relative argomentazioni, nel caso di iniziativa popolare o di controprogetto;

d)    le argomentazioni del comitato che sostiene l’iniziativa popolare costituzionale o legislativa o il referendum;

e)     nel caso di revisione costituzionale che non è stata proposta da un’iniziativa popolare, le argomentazioni contrarie espresse durante il dibattito parlamentare o da comitati di cittadini.

Se un controprogetto è opposto a un’iniziativa popolare, l’opuscolo informativo riflette l’opinione di ambedue i temi del Gran Consiglio e del comitato che ha promosso l’iniziativa, come pure, se del caso, l’opinione del comitato che avversa entrambi gli oggetti (art. 42c cpv. 2 RALEDP).

 

 

3.3 Della legittimità di un opuscolo informativo si è anche occupato svariate volte il Tribunale federale. A norma dell’art. 34 cpv. 2 Cost. va tutelata l’espressione fedele del voto. Nessun risultato falsato può essere riconosciuto. La norma costituzionale protegge anche la procedura di preparazione e si cura affinché il Popolo sia informato correttamente. In tal senso è necessario vi sia una discussione trasparente e oggettiva (cfr. DTF 138 I 61 consid. 6.2 pag. 82; 135 I 292 consid. 2 pag. 293, entrambi con riferimenti). Il risultato di una votazione può essere influenzato anche da parte delle Autorità per esempio con la stampa dell’opuscolo informativo (cfr. DTF 138 I 61 consid. 6.2 pag. 82; 135 I 292 consid. 2 pag. 293, entrambi con riferimenti).

 

Per prassi invalsa un opuscolo informativo elaborato dall’autorità, ove è spiegato l’oggetto posto in votazione e ove si consiglia l’accettazione o la reiezione dell’oggetto , in sé è rispettoso dell’art. 34 cpv. 2 Cost. L’Autorità non è tenuta alla neutralità e le è permesso esprimere una raccomandazione di voto, purché si attenga all’oggettività. L’Autorità viola il suo dovere di informazione oggettiva, quando presenta lo scopo e la portata dell’oggetto in votazione in maniera errata. L’opuscolo informativo è rispettoso dell’esigenza dell’obiettività, quando le affermazioni contenuto sono ben soppesate e vi siano giustificati motivi per parlarne, quando l’opuscolo dà una visione completa dell’oggetto in votazione con i suoi vantaggi e svantaggi, permettendo così agli elettori di esprimere un giudizio o quando l’opuscolo malgrado certe sbavature non sia inveritiero o non oggettivo, rispettivamente quando solo è impreciso o incompleto. L’Autorità non deve peraltro chinarsi su ogni dettaglio di un oggetto in votazione né esaminare tutte le obiezioni possibili, che potrebbero essere invocate contro l’oggetto in votazione. Teso a una certa completezza, il precetto dell’oggettività dell’opuscolo informativo vieta di celare o sottacere informazioni importanti in vista della decisione che si faranno gli elettori al momento di votare oppure di riportare in maniera erronea gli argomenti di comitati d’iniziativa o referendum (vgl. DTF 138 I 61 consid. 6.2 pag. 82, 135 I 292 consid. 4.2 pag. 297, entrambe con riferimenti).

 

 

3.4 A ciò si aggiunga per completezza, a fronte di una decisione del Parlamento, che il Governo non è libero nel suo margine di manovra, ignorando quasi la decisione presa. Al contrario: in qualità di potere Esecutivo, il Governo deve rispettare la decisione del Parlamento ed eseguirla, senza implicitamente modificarla o darne un’altra portata (DTF 112 Ia 340 consid. 3 pag. 344 in fine; sentenza TRAM 52.2007.74 del 21 maggio 2007 consid. 3). Si tratta di una derivazione pratica del principio di separazione dei poteri (art. 51 Cost./TI).

 

 

3.5 In concreto molti di questi principi basilari sono stati bellamente ignorati con la pubblicazione delle ragioni del doppio NO riportate a pag. 14 dell’opuscolo.

 

3.5.1 Il solo rinvio al RALEDP già basta per sancire l’illiceità dell’opuscolo informativo. Il perché votare NO e NO non è stato sostenuto da nessuno, men che meno da un Comitato nel senso dell’art. 42c cpv. 2 RALEDP. Comitato che peraltro in ossequio al principio della buona fede (art. 9 Cost. e 2 cpv. 2 CC) non avrebbe potuto costituirsi a un minuto da mezzanotte ( e men che meno adesso a mo’ di riparazione) , ma al più tardi al momento della discussione parlamentare. Ciò non è il caso, e pertanto non v’è alcuna possibilità per accludere un’opinione del doppio no che oltretutto è “anonima”,  nel senso che dalla lettura della pagina non figura chi ha emesso queste motivazioni.

 

Pure l’art. 42c lett. e RALEDP non è di soccorso. Premesso che comunque non c’è in ogni caso alcun Comitato validamente costituito, la norma è limitata all’eventualità di una modifica costituzionale NON proposta tramite iniziativa popolare. Il ricorso può essere accolto già sulla scorta di questo unico motivo. A titolo meramente abbondanziale si esporranno anche gli altri motivi che portano alla medesima conclusione.

 

 

3.5.2 Anche sotto l’aspetto dell’art. 34 Cost. l’opuscolo del Consiglio di Stato è illecito. Perché induce l’elettore a credere che vi sia un fronte del NO-NO… a torto. Chi è contrario ad entrambe le proposte? Non il Gran Consiglio, non un gruppo parlamentare, nessun comitato validamente costituito. Ciò è fuorviante e contrario al precetto secondo cui una procedura di voto l’opuscolo dev’essere trasparente e chiara. Richiamarsi a un asserito dovere di completezza è pure fuorviante, in tal caso il Governo avrebbe dovuto presentare tutte le possibilità SI-SI (pag. 10-11), SI-NO (pag. 12-13), NO-NO (pag. 14) e NO-SI, che manca (NO al controprogetto e SI all’iniziativa) . L’intenzione, probabilmente di qualche zelante funzionario (dettata dai piani alti?), è comunque chiara.

Dopo la contrapposizione all’iniziativa costituzionale di un controprogetto legislativo (voluto per complicare le cose :  questione pendente al TF; 1C_366/2013), si acclude all’opuscolo informativo un’opinione, naturalmente solo contraria all’iniziativa (il NO-SI si ignora) lasciando credere che vi sia, con tanto di ragioni pseudo-oggettive, un comitato contrario a entrambi gli oggetti.

 

L’errata informazione è di peso, quindi lesiva dell’art. 34 Cost., perché è tesa a rafforzare l’idea a una reiezione dell’iniziativa popolare. Ancora si cercherà di richiamarsi a un dovere di informazione, falsamente. Certo, l’informazione sul come si voto è giusto vi sia, ma è già prevista a pag. 17, con le varie combinazioni. Qui l’intenzione è ben altra… Lesivo dell’art. 34 Cost. il ricorso ancora va accolto.

 

 

3.5.3 L’agire del Consiglio di Stato con l’opuscolo informativo è pure poco accorto alla separazione dei poteri. Il Gran Consiglio ha deciso per il NO-SI, il Governo doveva solo eseguire tale scelta e non fare fantasie, magari per assecondare le simpatie di qualche funzionario per il doppio NO o per mettere il bastone fra le ruote al sottoscritto. Ancora una volta l’opuscolo si avvera lesivo del diritto.

 

4.

La lesione dei diritti politici è grave e in sé comporterebbe la ristampa e l’invio di un nuovo opuscolo al domicilio degli elettori. Il ricorrente tuttavia è ben cosciente dello stato delle finanze cantonali e non vuole che siano ancora i cittadini a pagare per le fantasie o le furbate (a dipendenza di che ottica si guardi) del proprio Governo. V’è però un interesse sufficientemente legittimo a che la violazione del diritto sia accertata nel dispositivo. Si chiede poi che il Governo riconosca l’errore e pubblichi ciò in un comunicato stampa ai giornali e nel sito www.ti.ch. La decisione su questo ricorso sarà acclusa in forma non anonimizzata.

 

5.

Per prassi invalsa del Tribunale cantonale amministrativo non si preleva tassa di giustizia. In concreto vi sono comunque dei motivi legittimi per rinunciarvi, essendo il ricorrente indotto in buona fede a presentare il gravame. Trattandosi di un ricorso di pubblica notorietà si può prescindere da ogni anonimizzazione (fra tante,  DTF 138 II 70). Il ricorrente rinuncia peraltro a formulare una simile richiesta. La decisione potrà essere pubblicata direttamente senza ulteriori oneri burocratici.

 

 

Per questi motivi

 

Si chiede al Lodevole Consiglio di Stato

 

di decidere

 

1.

Il ricorso è accolto.

§.     Di conseguenza si accerta che l’opuscolo informativo viola l’art. 42c RALEDP.

§§.   Mediante comunicato stampa agli organi di stampa e pubblicato in www.ti.ch si precisa che le argomentazioni contrarie all’iniziativa popolare e al controprogetto sono il frutto dell’invenzione dei servizi dell’Amministrazione e si precisa che non risulta alcun comitato politico a sostenere questa possibilità. La decisione su ricorso è acclusa in forma non anonimizzata sia per la stampa sia tramite documento pdf su internet.

 

2.

Non si preleva tassa di giustizia né spese. Non si assegnano ripetibili.

 

 

Con ogni ossequio.                                                    Giorgio Ghiringhelli